
Le economie occidentali palesemente moribonde sono di fronte al più grande enigma dell’era industriale a partire dalla prima rivoluzione industriale avviata da Henry Ford.
Il peso maggiore della scomparsa del consumatore abituale o meglio rituale lo sentiranno proprio gli USA, che negli anni ed in particolare questi ultimi 30, hanno educato al consumismo e non al consumo, condizioni ben diverse per quantità e qualità , ed è per questo che le stesse produzioni negli anni si sono delocalizzate dagli USA all’Asia, per soddisfare il consumismo indottrinato dal dogma del liberismo industriale, volto solo al profitto ad ogni costo.
Purtroppo questa situazione ha portato ad un avvitamento economico distruttivo, da un lato di seduceva gli americani al consumo, dall’altro per profitto si delocalizzava con conseguente perdita di posti di lavoro, e così via via i prodotti dovevano essere sempre più a buon mercato fino ad arrivare all’azzeramento della qualità , come noto negli USA su prodotti di largo consumo molto debole.
Gli “analisti” predicono che il nuovo consumatore sarà asiatico o sudamericano, quindi di fatto abbandonando i proprio mercati interni, con le ovvi ripercussioni sul fronte del lavoro e sociali già al collasso, ma anche questo è un errore grossolano, le economie in via di sviluppo o in forte espansione hanno già i propri consumatori e difficilmente se li faranno portare via da qualche multinazionale made in USA, tuttavia anche le stesse economie in ascesa come quelle asiatiche faranno quadrato, con molta probabilità in modo autarchico.
Per fare affari in questi paesi sarà necessario essere presenti ma solo complementari, senza la presunzione di sostituire gli attori economici locali, pensare che siano disposti a mettersi da parte è un errore grossolano.